Roberto Brunetta, un nanetto flashato, orribile e disgustoso del governo Berlusconi

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Renato Brunetta in delirio

"...vada a morire ammazzata la sinistra che prepara colpo di Stato..."

Forse è solo un po' stanco o forse un po' fatto, ciucco o fleshiato dalla gnocca che tiene per mano, ma un ministro della repubblica non dovrebbe esprimersi così, ma si sa, lui è Roberto Brunetta, un altro genio dell'attuale governo, che dall'alto del suo scoglio (morale) ritiene di potersi permettere di insultare chi non la pensa come lui. Evidentemente la storia si ripete come farsa: una volta, seconda guerra mondiale, Hitler aveva Goebbels, oggi, 67 anni dopo, Berlusconi ha questo nanetto, che è altrettanto brutto ma di certo meno intelligente.


 


Io sono un farabutto
da: Il Duca Nicio

In questi giorni, su tutta Italia, si abbattono pesanti temporali monsonici. Tonnellate d’acqua piovono dal cielo, accompagnate da lampi e tuoni che fanno sobbalzare gli italiani nei loro letti. Costoro, chiusi nelle loro case, la sera tornano fradici dal lavoro, desiderosi di fantozziana consolazione domestica: tavolinetto apparecchiato davanti al televisore, calze, mutande, frittatone di cipolla, familiare di Peroni gelata, tifo indiavolato e rutto libero; l’estate è ormai dimenticata dai più, o almeno da chi ha ritrovato il lavoro al ritorno dalle ferie, il ritmo vitale ha ripreso il suo normale battito settimanale: si è tornati a combattere nel traffico delle città, a impazzire tra bollette, vicini di casa chiassosi, lunghe file ai supermercati, parcheggiatori abusivi, abbonamenti dei mezzi pubblici. Insomma, la vita schizofrenica dell’italiano medio ha ripreso il suo incessante e frustrante ritmo, il motore settimanale è tornato a pieno regime dopo il descanso agostano.

Anche nei palazzi del potere e nei salotti televisivi si è ripresa l’intensa attività atta all’appiattimento continuo delle menti degli stanchi italiani. D’altra parte il nostro popolo ha imparato che non c’è nulla di meglio se non tornare a casa, stanchi dal lavoro e acciaccati dal temporale, sedersi a tavola e staccare il cervello con una dose massiccia di televisione: qualche tettona, vestiti succinti, quiz a premi. Magari un film recitato da attori cani o attoruncoli defunti. Per chi ha bisogno di informarsi c’è un meraviglioso TG1, che oramai fa diretta concorrenza al sempiterno StudioAperto (la Novella2000 dell’informazione televisiva); per chi non ne avesse ancora abbastanza è ricominciato pure Porta a Porta, ma c’è anche Matrix. Per chi è già tecnologicamente al passo, governativamente parlando, ci sono tutte le bellezze del digitale terrestre, gli splendidi canali rincoglionenti della TV della “nuova” era.

Per la fetta di italiani che invece non vuole vedere ciò che altri decidono, esiste la rete. Lo streaming. I canali on line della Rai (che sono molto più interessanti e che permettono di vedere ciò che si desidera quando lo si desidera), i film in streaming, YouTube. Per chi si vuole informare veramente, valutando personalmente le notizie potendone fruire liberamente da più canali, da più parti, esiste la rete. Ed è nella rete che oggi si forma la nostra coscienza.

Così, tramite la rete, veniamo a sapere di un ministro della funzione pubblica, Renato Brunetta, che propone al collega Bondi, beni culturali, di chiudere i rubinetti del FUS (Fondo Unico per lo Spettacolo), tagliando la gola definitivamente alla cultura italiana: gli artisti, i registi, gli attori, i musicisti, che non hanno mai lavorato per migliorare l’Italia; il cinema, in cui operano i nullafacenti parassiti che dovrebbero andare “a lavorare”, il “culturame” della Mostra del Cinema di Venezia, evento cinematografico apprezzato ed applaudito in tutto il mondo alla stregua del Festival di Cannes o dell’Orso d’oro del Festival del Cinema di Berlino; “i parassiti dei teatri lirici, i finti orchestrali, i finti cantanti, i finti scenografi” accusati di produrre solo follie, miserie ed incultura (voglio ricordare che la qualità teatrale, musicale e scenografica italiana è in assoluto valutata come la migliore del pianeta Terra, sul quale forse il ministro non vive, o forse vive troppo in basso per accorgersi di ciò che è la realtà), accusati di non produrre nulla di appetibile a livello internazionale (il ministro dimentica le trasferte annuali del Teatro alla Scala, che riscuotono successo in tutto il mondo, il ministro dimentica che i migliori cantanti lirici, i migliori ballerini del mondo, i migliori orchestrali del mondo, sono italiani), accusati di parassitismo perché “vivono solo ed esclusivamente grazie ai soldi pubblici”, cosa altrettanto non vera, visto che la maggior parte dei teatri sono oramai fondazioni, che lavorano in gran parte grazie a donazioni private di enti, aziende e multinazionali, perché lo Stato ha dimenticato la sua cultura; senza contare che gran parte degli orchestrali insegna musica privatamente o in conservatorio. Brunetta propone delicatamente ai musicisti di “andare a lavorare, suonate se necessario a pranzo, a cena e di notte per sbarcare il lunario, come faceva mio padre”, non tenendo conto della differenza enorme che esiste tra musicista e stornellista da trattoria (quale era evidentemente il padre del suddetto ministro, oltre che venditore ambulante di gondole di plastica, oggetti “artistici” di dubbio gusto); Brunetta ricorda che Vivaldi e Mozart non lavoravano in questo modo, come i musicisti di oggi, “parassiti pagati con i soldi pubblici”, dimenticando che entrambi i geni musicali sono morti in condizioni economiche disagiate (nonostante il compositore austriaco avesse una rendita cospicua, ma altrettanti vizi), ed entrambi sepolti in fosse comuni. Uno spaccato d’Italia, quello dell’arte, “leggermente schifosa”, all’occhio del ministro Brunetta. Un ministro che oggi utilizza a suo piacimento la home page del sito del dicastero di cui è titolare per difendersi dalle fondate accuse de L’Espresso sulla sua pigrizia lavorativa di quando era parlamentare europeo (ha partecipato solo al 53.7% delle sedute totali, “quasi nessuno scende sotto il 50%, perché in tal caso l’indennità per le spese generali viene dimezzata”), troppo impegnato ad impugnare le sentenze del TAR e della Consulta in merito alla sua mancata nomina (tramite concorso pubblico, perché non superato) a professore ordinario all’Università di Tor Vergata (secondo il curriculum del ministro dal 1996 è professore ordinario, secondo le carte del concorso fino al 2000 è professore associato).

Riaccendendo la televisione, il vero faro della cultura italiana moderna, assistiamo a fiction e reality show, a trasmissioni di approfondimento ed autocelebrazione (15 settembre, Porta a Porta). Riaccedendo alla rete apprendiamo che la trasmissione Ballarò, Rai3, è stata spostata per permettere l’autoglorificazione di Sua Emittenza, nello specifico la consegna delle prime case ai terremotati di Onna, non costruite dal governo ma dalla Provincia autonoma di Trento e dalla Croce Rossa Italiana, durante la quale si è dimenticato di dire che le prime case ai terremotati dell’Irpinia (anno 1980) sono state consegnate in minor tempo, ma che ad oggi, 2009, ci sono ancora centinaia di famiglie che vivono in container aspettando la casa promessa. Sempre in televisione Sua Emittenza continua ad attaccare giornali, oppositori politici e TV fuori dal coro, definendoli “farabutti”. E sputa nel piatto in cui mangia, visto che attacca direttamente la Rai, colpevole di andare contro il suo governo: “unica, tra le tv pubbliche, a criticare il governo del proprio paese” (mai verità è stata più falsa). Doveva essere la nottata di gloria di Sua Emittenza, ed effettivamente in parte lo è stata: nonostante la sua presenza fisica su Rai1 ha ottenuto solo il 13.5% di ascolti (e di ciò Sua Emittenza un po’ si è risentito), quella prima serata televisiva è stata vinta da una orribile fiction dal titolo vagamente fascistoide, “L’onore e il rispetto”, con il 22.6% di ascolti, mandata in onda da Canale5. Tecnicamente quindi Sua Emittenza ha comunque vinto la cosiddetta guerra degli ascolti; questa a mio parere dovrebbe essere la, seppur in modo paradossale, dimostrazione dello sbilanciamento mediatico a favore del premier, il quale in ogni caso avrebbe avuto successo quella sera, o in Rai o in Mediaset.

Non acquisterò mai un decoder per vedere il digitale terrestre, e mi auguro che come me facciano tante altre persone. Se mai desidererò vedere nuovamente la televisione, esiste internet e la TV in streaming. Per informarmi, la rete è sicuramente uno strumento migliore. Per acculturarmi, nel caso non volessi o non potessi andare direttamente al cinema, a teatro, a concerti, ad eventi artistici, la rete è certamente meglio della TV. Per comunicare, la rete è certamente meglio della TV. La rete permette di fruire di tante informazioni, permette di analizzare tali informazioni e capire se sono veritiere o false, permette di formare una coscienza vera e indipendente dal potere mediatico che la televisione ha sulle nostre menti. Non acquisterò mai un decoder digitale terrestre, e come me invito tutti quanti coloro che leggono a non farlo; acquisterò invece un potente router, così da poter avere accesso alla rete da ogni angolo di casa mia, visto che il Presidente della Provincia di Roma Zingaretti non ha mantenuto le sue promesse elettorali (wi-fi gratuito in tutta Roma).
Parliamo di cultura e di informazione. Parliamo di ciò che serve per aprire le menti, per raffinare l’intelligenza. Parliamo di chi informa senza distorcere la realtà, di chi produce musica, teatro e cinema, che da sempre hanno permesso l’acuirsi del senso di giustizia e di cultura all’interno delle coscienze dei popoli. Parliamo di chi, facendo questo, viene definito “farabutto”.

Io sono un farabutto.

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Tag: Renato Brunetta, presidente del consiglio, Dispotismo, narcisismo, autocompiacimento, egocentrismo, egotismo, vanità, prepotenza, arroganza, autoritarismo, prevaricazione, abuso, strapotere, vessazione

 

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