Esistono
oggi associazioni segrete, organizzate, (probabilmente volute e pagate
da qualcuno), che hanno lo scopo di gettare discredito sulla rete.
Se per esempio domani
comparisse su FB una notizia clamorosa, scandalistica, che getta
disonore e infamia su Silvio Berlusconi, una notizia clamorosamente falsa, ma
che nel giro di poche ore viene condivisa da 200 persone, ecco che quando si
scoprirà che questa notizia è falsa si sarà gettato discredito su FaceBook e si avrà, nel contempo, esaltato il Berlusconi vittima
continua di complotti e di malignità. Leggete questo articolo di Davide Nota e ve ne
convincerete.
La fabbrica
delle bufale su Facebook
Un «grande vecchio» muove il network?
di Davide Nota
Nelle ore in cui sto scrivendo
questo articolo inizia a prendere piede tra le lande del più famoso
social network della rete un nuovo gruppo di violenta provocazione fine
a sé stessa, condito con i soliti ingredienti di goliardia e
intolleranza. Dopo la bufala sbugiardata del gruppo omofobo anti-Vendola,
stavolta la vittima designata da questa vera e propria “fabbrica dei
gruppi-shock” è il mondo del tifo calcistico, con un occhio di riguardo
per la tifoseria laziale.
L’immagine sgradevolmente prescelta come icona del neonato gruppo “I
tifosi di calcio? Bambocci inutili, repressi e gay” è infatti il
manifesto funebre di Gabriele Sandri, il tifoso tragicamente morto nel
2007 dopo essere stato colpito da un proiettile sparato da un agente
della Polizia. Lo spirito del gruppo, che nel giro di pochi minuti ha
già raggiunto la quota di duecento utenti, è evidente. Se non lo fosse,
basterebbe leggere alcune delle orrende frasi inaugurali poste da alcuni
dei suoi principali partecipanti, come ad esempio: “I tifosi di calcio
sono buoni solo a prendere pallottole di rimbalzo”. Attualmente, dopo la
solita auto-promozione del gruppo presso siti e gruppi Facebook
attinenti al tema prescelto per la campagna di provocazione, la pagina
in questione si è già trasformata, come potete immaginare, in un campo
di battaglia verbale ai limiti della sopportabilità.
Ci sarebbe da scommetterci che un gruppo del genere potrebbe con molta
facilità essere preso ad esempio da qualche noto esponente o portavoce
del nostro Governo a dimostrazione della necessità di porre un bavaglio
alla Rete; e qualche tele-direttore fedele alla linea si starà già
sfregando le mani per il nuovo servizio tagliato su misura da inserire
tra l’orsetto Knut e le coattelle d’Ostia. Ma la foga, si sa, è cattiva
consigliera; e molto spesso non agisce in buona fede. Dunque, prima che
il pretesto sia servito su un piatto d’argento, andiamo a svelare questa
nuova bufala del web ed iniziamo anche a porci qualche definitiva
domanda.
Innanzitutto: il fondatore del gruppo (il classico profilo falso, in
gergo “troll”) è lo stesso Andrej Ustascija che amministrava anche il
gruppo-bufala contro i “comunisti gay”. La destra e la sinistra qui non
c’entrano più di tanto, perché il fine ultimo del fenomeno pare
semplicemente la destabilizzazione completa del mezzo Internet. Avevo
già preso contatti nei giorni passati con alcuni dei profili che si
muovono dietro le quinte di queste pagine, e che sono poi i principali
partecipanti (per non dire i diretti fondatori ed amministratori) dei
gruppi-vergogna contro Falcone e Borsellino o dell’ancor più celebre
campagna a favore della violenza sui cani, su cui molte dita redazionali
in Italia si son spese (ma forse non altrettante volontà critiche).
Gli amministratori della pagina “I comunisti sono tutti omosessuali,
rimandiamoli al loro paese” ci hanno già rivelato come dietro la
costruzione sistematica (e direi, anche, a tempo pieno) di questi gruppi
non ci siano affatto baby-gang di adolescenti razzisti o omofobi ma un
anonimo e ben istruito collettivo di ricerca sociologica il cui intento
è lo studio dell’impatto emotivo che possono avere determinati contenuti
di nuova comunicazione sulla massa virtuale.
Riesco, dopo un fitto scambio di messaggi e proposte di colloquio che
debbono passare anche attraverso il vaglio del gruppo, a parlare
direttamente con due dei troll più anziani, e cioè esperti e seguiti,
del collettivo che ho qui rinominato “la fabbrica dei gruppi-shock”,
Gioseppe Altasquola e Otto Weininger.
Altasquola tiene a smentire la dichiarazione che avevo raccolto
precedentemente dal suo collega Ustascija secondo cui “sotto questi
gruppi vi sono fili mossi dall’alto” e cerca di ricondurre l’intero
fenomeno nell’alveo dello spontaneismo del movimento culturale: “Siamo
Troll che hanno scelto di dare un senso alle loro provocazioni. Il
nostro non è un collettivo che prende di mira omosessuali e comunisti, o
almeno non soltanto queste categorie, anche se ultimamente sono i nostri
bersagli preferiti.”. Molto cortesemente mi spiega che il collettivo è
formato da un centinaio di profili, rigorosamente anonimi e la cui vera
identità non è rivelata neppure al suo interno (metodo molto simile a
quello dei Black Bloc, con tutte le ovvie differenze del caso).
I troll si incontrano e discutono di nuove strategie o campagne da
affrontare attraverso forum riservati e amministrati dai più anziani,
una struttura che a dire il vero non mi pare particolarmente solida o
impermeabile a infiltrazioni e deviazioni strumentali. Uno degli
esperimenti di cui va più fiero è quello in cui, dopo aver costituito il
gruppo “Difendiamo Emergency” e aver raggiunto gli oltre trecentomila
utenti, fu deciso di rinominare lo stesso “Togliamo la scorta a Saviano”
per iniziare una violenta campagna contro lo scrittore di Gomorra (e a
questo punto dell’articolo, il lettore leghista sogghignerà
compiaciuto). Qualcosa di molto simile, mi par di ricordare, fu messo in
atto anche da uno spontaneo gruppo di sostegno al Pdl durante una
recente campagna elettorale.
Ma è con Otto Weininger, a quanto pare il troll principale del
collettivo (o qualcosa del genere), che il discorso si fa più compiuto.
Andiamo al dunque, dico: siete collegati in qualche modo con facoltà di
sociologia, comunicazione o con agenzie di marketing politico?
“Non mi risulta. So però, che vi sono troll estranei alla nostra
famiglia, dichiaratamente fascisti e vicini alla Destra. Ma con loro,
almeno noi personalmente non intratteniamo rapporti.”.
Quale è la vostra struttura e quali sono le vostre finalità?
“La nostra struttura è una rete informale non gerarchica di individui,
parzialmente chiusa al mondo esterno. Prima di essere dei “nostri”, si
deve fare un breve periodo di apprendistato, interiorizzare l’ethos, le
modalità relazionali, il linguaggio. La nostra finalità principale è
gettare scompiglio in rete”.
Non crede che gruppi esterni, agenzie di mercato o addirittura
intelligence possano essere particolarmente interessati alle vostre
ricerche sulle reazioni di massa a determinati input immessi nella
comunicazione virtuale?
“Non solo lo credo ma è chiaramente così. Io stesso, nel corso del
tempo, verifico le modalità di risposta delle masse ai miei messaggi.”.
Sarò sincero: pur volendole concedere la più completa buona fede, io
credo che non valga la coscienza che un gruppo abbia o creda di avere di
sé stesso rispetto all’utilizzo che un determinato Potere possa farne.
Non crede che spingere sul pedale della provocazione violenta, proprio
nei giorni in cui la politica discute del bavaglio da mettere al web,
sia solo un ottimo strumento dato in mano a forze liberticide?
“La sua osservazione è condivisibile, senza dubbio. Non mi nascondo
dietro il dito del: "Sarà la Storia a dirlo". Mi chiedo piuttosto se,
nel contingente, il nostro movimento non possa invece avere fini
progressivi. Un gruppo troll si distingue per la natura scherzosa e poco
credibile, che deve essere sempre riconoscibile da un osservatore non
superficiale. Gli individui devono abituarsi a non cadere vittime del
senso comune, spacciato a piene mani in Facebook: a guardare con
distacco critico la realtà dei fatti. Le pare possibile che ci sia chi
prende sul serio questo gruppo, confondendo realtà ed esercizio di
fantasia?”.
Purtroppo sì, mi pare possibile. Non condivido quasi nulla del suo
metodo e discorso; né credo che possa mai essere il “terrorismo
culturale” una funzione della democrazia. Comunque sia la ringrazio per
averci aiutato (nel contingente, come dice anche lei) a svelare
pubblicamente il funzionamento di questa fabbrica di bufale online,
prima che siano ben altri cavalieri a cavalcarle.
Purtroppo
in Italia c'è ancora molta gente credulona e ignorante che pensa
e crede che si possano risolvere i nostri problemi politici con
la violenza. Molti italiani di bassa estrazione sociale, che non
hanno compreso che l'eclatante gruppo su Facebook "Uccidiamo
Berlusconi" potrebbe benissimo essere un trabocchetto
mediatico, che altro non fa che rafforzare Berlusconi. Secondo me, i
veri ideatori di questo gruppo sono tutt'altro che
anti-berlusconiani. Essi sanno bene che, nell'opinione pubblica,
una simile azione verrebbe respinta, considerata a priori e a tutti gli
effetti antidemocratica e quindi criticata ed etichettata di
terrorismo.
A mio modesto parere se si vuole
combattere Berlusconi si deve scegliere la via della non-violenza. Sarebbe
di certo più efficace boicottare i suoi prodotti di forza.
Esempio: allontanarci da Mediaset, dalla Standa, da panorama,
dal Giornale, ecc. ecc. Magari si potrebbe formare un gruppo su FaceBook e chiamarlo No-Mediaset Day, in cui si invita la gente
a disertare di tanto in tanto, per almeno un giorno o anche un'intera settimana
dalle reti di Berlusconi. In tal caso: No-Mediaset Week. E'
proprio con le sue reti che Silvio Berlusconi ha creato il suo
impero. Se le sue reti venissero disertate, se nessuno comprasse
più i prodotti pubblicizzati su mediaset gli introiti derivanti
dal suo impero calerebbero a picco. Potrebbe esserci una
reazione a catena: Quando le imprese si accorgono, che le
vendite dei loro prodotti pubblicizzati dalle reti di Berlusconi
calano a causa di questo boicottaggio, finirebbero per
allontanarsi il più possibile da Mediaset. Un simile
non-violento boicottaggio io credo che sia molto più efficace di
uno stupido gruppo "Uccidiamo Berlusconi", che è palesemente
controproducente ed irrealizzabile.
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